Dio ci salvi dalle magliette rosse

Devo confessare che non ho capito un accidente di questa giornata delle magliette rosse (sottotitolo 1: apriamo i porti ai migranti – sottotitolo 2: per fermare l’emorragia di umanitá).
Anzitutto nutro molta diffidenza nei confronti di questi slanci umanitari sponsorizzati dai soliti buonisti della domenica (in genere personaggi famosi, vetero comunisti, in cerca della buona azione quotidiana stile Giovani Marmotte) non perché chiunque non sia libero di indossare la maglietta del colore che crede ma solo perché il perimetro ideologico dei promoters di queste giornate della bontá sempre quello é. Per la veritá stavolta l’ideatore era Don Ciotti che, se non altro, avrebbe il pregio di essere di gran lunga il personaggio piú credibile di tutta l’allegra combriccola essendo uomo di fede ed avendo l’iniziativa un sedicente scopo umanitario. Gli altri VIP che si sono fatti ritrarre ora sorridenti ora pensosi dai propri esclusivi luoghi di meritata villeggiatura, essendo ahimé perlopiú benestanti, sul tema specifico hanno la credibilitá che puó avere un medico tabagista che cerchi di convincere un suo paziente a smettere di fumare. Essi infatti, poiché le conseguenze dell’immigrazione irregolare grava in prevalenza sulle periferie degradate del Paese, sarebbero i meno titolati a discuterne per manifesta mancanza di esperienza sul campo (anzi, sull’attico).

Mi sfugge il senso della monocromatica kermesse. Cosa vorrebbero dimostrare costoro nel dedicarsi con tale ardore alla vicenda delle magliette?

– Che siccome ci sono 2 miliardi di persone che campano di stenti (numero che ogni anno si incrementa di 80 milioni), allora aprendo i porti essi migliorerebbero le proprie miserande condizioni? Mancano come sempre le risposte alle piú semplici domande: con quali risorse e per quante persone? 1 milione, 10 milioni, 100 milioni? Giova ricordare che chi lascia la propria terra in cerca di improbabile fortuna proviene in prevalenza da nazioni in pace ed in forte crescita economica (Nigeria, Senegal, Tunisia, Marocco) e nelle quali le condizioni di vita non sono drammatiche (diciamo che nessuno di coloro i quali approdano da noi muore di fame a casa propria dato che, chi muore di fame, difficilmente penserebbe di intraprendere un viaggio simile). Quindi non si capisce lo slogan: nei confronti di chi vi sarebbe l’emorragia di umanitá? E chi sarebbero i cattivoni?
– Che siccome migliaia di poveri disgraziati muoiono annegati in mare nel miraggio di una vita migliore, aprire i porti farebbe cessare l’ecatombe? Sembrerebbe vero l’esatto contrario. Il tam tam sulle condizioni di vita in Europa che dalla rete rimbalza ovunque nel mondo povero e le politiche degli ultimi anni di apertura incontrollata dei confini finiscono con l’incentivare le partenze e – statisticamente – le morti per annegamento. Se le porte (e i porti) sono chiuse alla fine le partenze – che costano ai “passeggeri” cifre esorbitanti in relazione ai redditi dei Paesi di provenienza – diminuiranno. Gli africani non sono mica deficienti.
– Che siccome ora – finalmente – un governo “razzista, fascista e xenofobo” ha iniziato a fare ció che nei restanti 208 Paesi del Mondo avviene con quotidianitá (ovvero il contrasto alla immigrazione irregolare), dovrebbe tornare sui propri passi perché lo chiedono le magliette rosse? Beh ma allora la questione è tutta politica e ideologica, altro che solidarietá umana.
– Che loro sarebbero i soli depositari dello spirito di umanitá mentre tutti gli altri sarebbero gretti e retrogradi solo perché si sono frantumati le balle di avere africani ciondolanti per le strade della penisola e microcriminalitá diffusa? (micro poi un corno. Faccio notare che il 40% degli ospiti delle patrie galere è straniero cosí come il 60% dei nuovi ingressi)
– Che il mondo della sinistra voglia provare a “contarsi” e a dimostrare che esiste? Forse l’argomento della conta di questi tempi – visti i risultati elettorali e dei sondaggi – è talmente scabroso che sarebbe meglio soprassedere dall’usare il pallottoliere. Semmai piú che di emorragia di umanitá (che vedono solo loro) forse i “progressisti” (ma poi perché caXXo si chiamano cosí?) dovrebbero maggiormente occuparsi della emorragia di consensi.

Insomma, quale sarebbe il risultato finale di tale iniziativa di mezza estate e di tanta bagarre mediatica? Zero. Assolutamente zero. Z-E-R-O.

Peraltro non ricordo tanto interessamento esplicitato dai personaggi di cui sopra per il tramite di articoli di maglieria colorata nei confronti dei terremotati del Centro-Italia, del milione e mezzo di bambini italiani sotto la soglia di povertá, degli 8 milioni di poveri italiani, degli imprenditori suicidi a causa della crisi, dei truffati dalle banche, delle vittime della Fornero, dei giovani disoccupati, delle donne violentate, dei bimbi abortiti, delle donne fatte a pezzi dai mafiosi nigeriani. Per loro nulla. Neanche una t-shirt. Una canotta. Un cappellino. Un poncho. Un collant. Forse perché italiani. Chissá. A certe latitudini politiche si è molto sensibili alle umane sofferenze sempre purché non si tratti di connazionali.

Consiglierei agli agguerriti attivisti delle Lacoste rosse anziché di sfilare per fare aprire i porti, di aprire il proprio portafoglio e di sfilare da esso qualche banconota perché notoriamente il vil denaro è quasi sempre ció che fa la differenza tra le parole (tante) e i fatti (pochi).
In tal modo essi darebbero il buon esempio e un contributo concreto alla lotta alla povertá senza pretendere che lo faccia lo Stato. Certo, magari molti di loro giá lo fanno ma poiché notoriamente un essere umano indigente non campa d’aria e neppure di polo rosse e di selfie sui social, un aiuto diretto a chi vive in Africa avrebbe dato una parvenza di credibilitá a tutta la vicenda. Esistono molte associazioni (e molte parrocchie direttamente) che si occupano – ad esempio – di adozioni a distanza. Oggi in Italia il numero di coloro i quali destinano una parte del loro superfluo alla realizzazione di scuole, acquedotti, infrastrutture canalizzando poche decine di euro al mese direttamente a favore di iniziative in loco sono – nel nostro Paese – circa 1,5 milioni (in calo rispetto ai 2 milioni di qualche anno fa) e ció consente di dare una mano a comunitá di decine di migliaia di indigenti in Africa, Asia e Sudamerica (ma anche in Italia, ormai sulla strada del sottosviluppo in numerose realtà). Le associazioni che gestiscono i contributi dei privati spendono il 7/8% del denaro raccolto per pubblicizzare la propria attivitá (come Action Aid).

Ecco. Giá che c’era l’occasione avrei gradito qualche richiamo a cose come queste. Concrete. Magari anche solo un pò di pubblicità.

Invece, la solita inutile e deludente pagliacciata.

Come dire: sotto la polo, niente.

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