Le balle del pensiero unico – 2° episodio – Il riscaldamento globale

Tempo di lettura: 5 minuti

Sono ormai almeno 40 anni, da quando ero un ragazzino, che ci sentiamo raccontare che tra pochissimo “i ghiacciai si scioglieranno, le Maldive tra 10 anni spariranno e le città costiere saranno sommerse dagli oceani”.

Prima di allora ci dicevano che saremmo morti tutti di freddo (ma si sbagliavano).

Oggi, dopo 40 anni, ci sentiamo ancora raccontare che “i ghiacciai si scioglieranno, le Maldive tra 10 anni spariranno e le città costiere saranno sommerse dagli oceani”.

Insomma, sembra che gli effetti del riscaldamento globale – anche se fino ad adesso non ci sono stati – si faranno sentire presto. Non si sa bene quando, ma comunque presto. Fidatevi e preparate un canotto (io per sicurezza, vivendo in una città di mare, ce l’ho in cantina dagli anni ‘70).

Il problema, ci dicono, è che le attività umane inquinano generando CO2 che è un gas serra e così facendo si contribuisce a far innalzare le temperature medie del pianeta. Insomma, la colpa sarebbe dell’uomo e delle sue attività inquinanti.

Questa convinzione si è fatta sempre più strada nel corso degli ultimi decenni sulla base di dati parziali; schiere di climatologi su questo hanno fatto carriera, successo, scritto libri, guadagnato soldi, acquisito prestigio, procurato finanziamenti alle rispettive Università. E più la storia veniva raccontata più l’opinione pubblica si faceva sempre più convinta della correttezza delle previsioni. E più l’opinione pubblica si convinceva tanto più la comunità scientifica rafforzava le proprie posizioni e così via.

Poi però si è visto che le Maldive erano sempre al loro posto, che i ghiacciai non si stavano sciogliendo (tranne che in estate quando di solito i ghiacciai un pochino si sciolgono dato che in estate di solito fa più caldo che in inverno) e che le città costiere non venivano sommerse.

Si è scoperto, ad esempio, che gli strati alti dell’atmosfera sono in grado di dissipare calore in misura molto maggiore rispetto a quanto si pensasse un tempo, che l’anidride carbonica prodotta dall’uomo è pari ad appena lo 0,12% dei gas serra totali, che quel “poco” di CO2 che produciamo viene assorbito da una quantità di vegetazione sempre maggiore che di CO2 si nutre, che i ghiacciai anziché liquefarsi stanno aumentando di estensione e spessore.

Tuttavia, come una automobile lanciata senza freni a folle velocità che anche una volta sollevato il piede dall’acceleratore continuerà per molto tempo a correre prima di fermarsi, il tema del riscaldamento globale era ormai avviato e procedeva per inerzia.

Per decenni si sono susseguite smentite alle vecchie osservazioni con nuove osservazioni, poi le smentite delle smentite e così via ma ormai la coscienza collettiva è stata orientata in una sola direzione (che, per inciso, è anche quella di maggior impatto sulla fantasia popolare perché riguarda il futuro di tutti noi).

Ad oggi non so esattamente chi possa avere ragione ma il problema è che non c’è al momento alcuna prova che il riscaldamento globale sia davvero causato dalle attività umane o se invece faccia parte di un processo naturale di alternanza di periodi glaciali e post-glaciali e se dipenda molto semplicemente dall’attività del Sole e dei vulcani.

Pensare di prevedere il destino di un pianeta, che esiste da 4 miliardi di anni, in base a estrapolazioni a loro volta basate su misurazioni che non vanno oltre i due secoli (cioè un periodo di tempo pari allo 0,000005% della durata della vita della Terra) mi pare leggermente azzardato.

Il pensiero dominante tuttavia è uno solo. “Lo dice la scienza” sostengono gli “esperti”.

Io mi limito a constatare che invece non esiste una sola dimostrazione scientifica in un senso o nell’altro. Siamo solo nel campo delle opinioni. Opinioni di climatologi pro-cambiamenti climatici (in maggioranza) e opinioni di climatologi contro.

Mi limito anche ad osservare che le dimostrazioni e le teorie scientifiche sono ben altra cosa rispetto alle opinioni dei climatologi di una parte e dell’altra spacciate per verità scientifiche. La Teoria della Relatività di Einstein non è una opinione di Einstein. È una precisa teoria fisica che sinora ha dimostrato di funzionare molto bene ieri, oggi e domani, qui ed in qualunque parte dell’universo. La teoria del riscaldamento globale non è una teoria scientifica: è un insieme di opinioni dei climatologi su basi osservative limitate nel tempo e per nulla definitive.

Non ci sarebbero problemi nell’abbracciare a cuor leggero la tesi del riscaldamento antropico se non fosse perché il suo controllo comporta come effetto collaterale costi immani. Si calcola che l’applicazione integrale del Protocollo di Kyoto dovrebbe costare nel complesso qualcosa come 18 milioni di miliardi di dollari. Denari sottratti alla collettività e che potrebbero essere destinati a ben altri scopi (provare a sconfiggere la fame nel mondo una volta per tutte ad esempio potrebbe essere una buona idea).

“Eh no!” dicono gli adoratori del pensiero unico “è in gioco il destino del pianeta!”. Il che sarà certamente drammatico ma con il non trascurabile dettaglio che non ne siamo affatto sicuri.

Al di là della diatriba pluridecennale (sulla quale un blog di politica e di comunicazione è opportuno non si dilunghi troppo), è interessante osservare che anche in questo caso, si può riscontrare una delle caratteristiche fondamentali del pensiero unico: la tendenza ad autoperpetuarsi. Si tratta di uno schema identico ad altri casi attuali e storici. È già successa la stessa cosa con la teoria geocentrica di Tolomeo.

Sino a Copernico il pensiero dominante era che la Terra fosse al centro dell’Universo e che il Sole e gli altri corpi celesti le ruotassero attorno. I detentori del pensiero unico “geocentrico” erano la Chiesa (per ovvi motivi legati al mantenimento del potere religioso per il quale era assolutamente indispensabile che la Terra fosse al centro di tutto a dimostrazione dell’esistenza del Dio creatore dell’uomo) e la comunità scientifica di allora la quale aveva acquisito posizione di potere, di prestigio e di ricchezza sulla base delle teorie dell’epoca.

Per un “effetto inerzia” rafforzato dalla volontà di Chiesa e comunità scientifica di cristallizzare le proprie posizioni di potere, le idee di Copernico dei primi anni del ‘500 vennero fortemente osteggiate. Ci vollero decenni perché venissero parzialmente accettate (ancora nel 1588, 80 anni dopo, l’astronomo Tycho Brahe ancora discuteva su come trovare un compromesso tra la teoria di Copernico e la teoria eliocentrica e Galileo Galilei nel 1633 passò un brutto quarto d’ora dopo la pubblicazione del suo “Dialogo” le copie del quale, per ordine del Pontefice, vennero requisite e l’autore processato). Anzi, ci vollero secoli se consideriamo le riflessioni sullo stesso argomento di Aristarco di Samo nella Grecia di 1500 anni prima.

Oggi la situazione è la medesima. Sembra sia cambiato tutto ma in realtà non è cambiato nulla.

La comunità scientifica ottiene riconoscimenti, conferenze nei quattro angoli della Terra, prestigio e denaro e tende a mantenere le posizioni acquisite. Le voci di dissenso faticano a farsi strada. Se per assurdo un giovane climatologo, novello Copernico, scoprisse improvvisamente e inconfutabilmente che la narrazione sul riscaldamento globale è falsa, qualcuno pensa davvero che di colpo i suoi colleghi darebbero immediatamente alle fiamme migliaia di loro pubblicazioni? Che rinuncerebbero ai loro convegni in giro per il mondo? Che sarebbero disposti di colpo a perdere fama, prestigio e denaro? Direbbero “scusate, ci siamo sbagliati”? Io, temo proprio di no.

Il potere politico (oggi come la Chiesa di allora), tende a mantenere le proprie posizioni di predominio sulle masse nella misura in cui può gestire e destinare enormi risorse finanziarie per combattere il supposto riscaldamento globale e si fa carico della gestione del problema in quanto delegato da elettori sempre più spaventati (in parole molto povere “votate per noi se volete salvarvi”). Il potere politico considera il tema del riscaldamento globale antropico una opportunità per rafforzarsi, un’efficace arma aggiuntiva di controllo delle coscienze che, qualora venisse improvvisamente meno, aumenterebbe il grado di libertà di pensiero della gente.

Comunità scientifica e potere politico sono interdipendenti tra loro per il tramite di un collante molto forte rappresentato dal denaro. Il legame simbiotico si concretizza per il tramite di flussi finanziari (assolutamente leciti e diretti alle Università, ad esempio) da parte del potere politico a favore della comunità scientifica pro-riscaldamento globale antropico che a sua volta li utilizza per rafforzare le proprie posizioni le quali sono funzionali (anche) al mantenimento del potere politico stesso.

Il tema del riscaldamento globale antropico viene a volte erroneamente associato ad altre tematiche ambientali come la necessità di diminuire l’inquinamento nelle nostre città e la quantità di plastica negli oceani. La loro pericolosità per la salute dei cittadini e per quella della fauna acquatica è ampiamente e scientificamente provata e su questo, credo, siamo veramente tutti d’accordo.

Ma quella trattata sinora è un’altra – e ben diversa – questione.

 

(post dedicato al mio amico Walter, uno dei più assidui frequentatori di questo blog)

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8 commenti

    • sì, sa moltissimo di pilotato, sia per ragioni politiche (i Verdi hanno incrementato i loro consensi alle europee come avevo previsto in un post precedente) sia in ossequio al pensiero unico….. e dire che basterebbe ogni tanto fermarsi a riflettere e usare il cervello per capire il grado di manipolazione a cui siamo sottoposti quotidianamente……

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  1. Comunque che i ghiacciai si stiano sciogliendo è evidente a tutti, anche a coloro che non studiano questi fenomeni, certo può anche darsi che ciò sia capitato anche in altre epoche, comunque io ho sessantaquattro anni e non ricordo in gioventù di aver visto in Italia fenomeni temporaleschi di questa virulenza, come negli ultimi anni, voi ne ricordate?

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  2. Veramente la comunità scientifica ha pochissimi dubbi riguardo all’impatto dell’uomo sul cambiamento climatico. Dico “pochissimi” e non zero perché nella scienza, così come nella vita, il 100% non esiste, ma se una considerazione è affidabile al 99% bisognerà pur tenerne di conto, no?

    Quasi il 100% degli scienziati sa che il riscaldamento globale è in atto (per verificare questa affermazione basta guardare l’andamento delle temperature dall’ultima era glaciale ad oggi, ma lascio il quasi perché ci sono degli scienziati che non sanno neanche leggere tabelle di numeri).
    Alcuni scienziati, molto pochi, non pensano che il riscaldamento eccessivo degli ultimi decenni sia dovuto all’uomo. Ricordiamo che essere scienziato non significa essere onnisciente e che quindi bisognerebbe anche guardare alla formazione di chi non crede alle cause antropologiche del cambiamento climatico. Se a non crederci è un fisico delle particelle, magari anche uno molto bravo, ma senza nessuna competenza in meteorologia, possiamo essere d’accordo che la sua opinione non sia così rilevante? (Ogni riferimento a Zichichi è puramente intenzionale).

    Parlando di soldi, se uno scienziato se ne uscisse con una teoria convincente e solida che dimostrasse che il riscaldamento globale non è causato dall’uomo, questa persona riceverebbe soldi a palate dagli Emirati Arabi e da tutte le compagnie petrolifere.

    Purtroppo questo non è ancora avvenuto. Stando alla tua teoria che la scienza vive in simbiosi coi soldi degli stati, ciò significa che forse l’uomo un ruolo ce l’ha nel riscaldamento globale…

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    • Veramente la prova deve portarla chi propone una teoria scientifica e la teoria nuova proposta è l’agw, visto che la Geologia finora ha sempre spiegato come cambia il clima con teorie che finora hanno retto. Oltretutto la teoria del riscaldamento antropico, finora ha collezionato una quantità enorme fi previsioni errare, come lo scioglimento dell’Artico, per fare un esempio eclatante.
      E quanta propaganda falsa ci sia in giro si deduce dal tuo intervento, pur in buona fede. Ti comunico infatti che nell’ultima Era Glaciale ci siamo in pieno adesso e gli ultimi tre milioni di anni sono stati i più freddi. Semmai oggi siamo in una Fase Interstadiale (per molti scienziati ormai al termine) di un Periodo Interglaciale, che i Geologi chiamano “Optimum climatico”.

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