Un consiglio per il Ministro degli Interni.

La scellerata politica sulla immigrazione clandestina perseguita dai governi succedutisi sino ad oggi dal 2011 (anno della dissoluzione della Libia) ha provocato tali reazioni nell’elettorato da divenire uno degli items (non l’unico, ma di certo fondamentale) che hanno condizionato i risultati del 4 marzo. Tant’è vero che la necessità di una diversa gestione del fenomeno è stato l’oggetto delle primissime dichiarazioni del nuovo Ministro degli Interni, Matteo Salvini, il quale ne farà senza alcun dubbio uno dei punti principali della propria attività di governo.

Le responsabilità dello sviluppo e del prosperare dello schiavismo del 21° secolo nel nostro Paese non sono del fato rio e beffardo ma hanno nomi e cognomi. Si chiamano PD e i loro governi, Matteo Renzi e la sua creatura “Triton” grazie alla quale il nostro governo accettò (o propose?) di scaricare per anni esclusivamente sull’Italia gli effetti devastanti dei flussi migratori dall’Africa in cambio di flessibilità su taluni vincoli europei di spesa pubblica. Lo Stato ha dovuto stanziare decine di miliardi di euro per la gestione del disastro, denari che sono finiti in gran parte nei bilanci delle coop rosse che maneggiano attivamente questo business. Gli aiuti dell’Unione Europea si sono limitati ad un miserrimo stanziamento di € 582 milioni per il periodo 2014-2020. Poco meno di 100 milioni l’anno a fronte di oneri sul bilancio dello Stato italiano per (mediamente) € 5 miliardi annui pari al 2% della spesa (con facoltà però di scomputare tale spesa a carico della Stato italiano dal calcolo del rapporto deficit/PIL – perbacco che generosità!!! grazie Europa!!!).

Una follia nella follia.

Ora, finalmente, si cambia rotta. Sembra sia sempre più diffusa l’idea (sperimentata quotidianamente sulla pelle nostra e dei migranti) che l’incentivo ad una immigrazione economica fuori controllo – in assenza di un concreto sostentamento e potenziali posti di lavoro per gli immigrati giunti da noi clandestinamente – crei unicamente situazioni di emarginazione, criminalità, schiavitù, degrado, disordine sociale, disintegrazione sociale. In fin dei conti esattamente ciò che Salvini e la Lega vanno dicendo con fermezza da anni. Repetita iuvant. Gli unici che ancora non lo hanno capito sono – come al solito – i politici e gli opinion leader di sinistra per i quali risulta particolarmente complessa persino l’elaborazione del semplice concetto di “differenza tra immigrazione regolare e immigrazione clandestina”. La prima è una risorsa, la seconda è un casino. Costoro insistono nel sostenere le proprie misere convinzioni puramente ideologiche che ormai gravitano a distanze siderali dal senso comune e dalla realtà dei fatti e della gente. Neppure la sonora batosta elettorale li ha risvegliati dal torpore. Sul tema mi ero già espresso in passato qui.

Poiché quindi la musica sta per cambiare e l’Europa – che sino ad oggi ha fatto pressoché orecchie da mercante – comincia ad accorgersene, mi permetto modestamente di suggerire al Ministro degli Interni di premere sull’acceleratore per tentare di rendere finalmente gestibile il problema della immigrazione clandestina.

Ore 20:00 – Tg a reti unificate. Conferenza stampa del Ministro degli Interni. “Buonasera. Comunico che dalle ore 24 di domani è fatto divieto assoluto di attracco nei porti italiani alle imbarcazioni non autorizzate. Queste dovranno rimanere alla fonda ad almeno 500 metri dalla costa. Il divieto sarà fatto rispettare con l’uso della forza, se necessario”.

Risultato nr 1: cessa immediatamente la stragrande maggioranza di sbarchi di clandestini veicolati sinora quasi unicamente dalle imbarcazioni delle ONG compiacenti, battenti bandiere di mezzo mondo (in barba al principio in base al quale se qualcuno viene raccolto in mare da una nave battente bandiera tedesca la gestione del naufrago spetta alla nazione tedesca e costui non deve essere quindi necessariamente sbarcato in Italia, cosa che invece avviene sistematicamente. C’è Triton di Renzi, ricordate?);

Risultato nr 2:  si diffonde immediatamente la notizia della impossibilità di sbarcare in Italia. Cala drasticamente il numero di coloro i quali vorranno sborsare alcune migliaia di euro per il viaggio della speranza (ora divenuto senza speranza) sulle navi negriere (ma dove li hanno presi migliaia di euro? Non morivano di fame?). Si tende a stroncare il business degli scafisti, l’orrore dei campi di concentramento sulle coste di partenza e il traffico di esseri umani alimentato sinora non dal disagio nei paesi di provenienza ma dal miraggio di una vita migliore indotto dalle “politiche delle porte aperte” dei governi post-2011;

Risultato nr 3 (il più importante): minori partenze significano automaticamente drastica riduzione dei morti in mare. Certamente alcuni continuerebbero a partire e – purtroppo – a morire, ma questo terribile fenomeno si ridurrebbe quasi completamente. Si risparmierebbero così molte vite (che poi è ciò che Salvini, da anni ripete ogni giorno, ahimè inascoltato ed anzi accusato di xenofobia). La retorica di sinistra ha sempre glissato su questo tema omettendo di ammettere che le migliaia di morti in mare si sarebbero potuti evitare con politiche più rigorose: sono le coscienze di chi predica l’accoglienza per tutti ad essere sporche del sangue innocente di coloro i quali sono stati illusi di poter trovare qui una vita migliore che nessuno invece poteva essere in grado realmente di garantire;

Risultato nr 4: di fronte alla determinazione dell’Italia di voler chiudere i propri confini (cosa peraltro già praticata da tempo da tutti i Paesi europei), finalmente l’Europa onde evitare il rischio di una terribile figuraccia a livello planetario si desterebbe dal letargo e aprirebbe un tavolo SERIO per la risoluzione SERIA del problema dell’immigrazione clandestina, negoziato che coinvolgerebbe l’Unione Europea nel suo complesso non essendo ammissibile che la pressione migratoria afroasiatica debba essere gestita unilateralmente dal nostro Paese. Ciò porterebbe alla messa in opera di centri di identificazione internazionali in Africa ed Asia consentendo così il corretto collocamento dei soli profughi di guerra limitando fortemente il fenomeno dei migranti economici che oggi rappresenta la stragrande maggioranza degli arrivi nel nostro continente.

A mali estremi, estremi rimedi.

Partendo dal presupposto che non possiamo permettere l’arrivo di milioni di persone senza dar loro una speranza di vita decente e parimenti non possiamo permettere di demolire le nostre società ed il nostro futuro in nome di una falsa solidarietà che avvantaggia solo gente senza scrupoli, qualcuno ha un’idea migliore?

 

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6 commenti

  1. Sono contenta… finalmente uno spiraglio di luce: il primo grande passo è stato compiuto. Spero si continui così.
    Mi chiedo invece che politica si potrà attuare nei confronti di tutti gli irregolari che circolano liberamente e illegalmente per le nostre città e paesi.

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  2. Ci sono tanti modi per arginare i flussi migratori. Tutti sperimentati in questi anni. Chiusura frontiere, creazione di lagher nei paesi di confine o di partenza (Turchia e Libia) ma nessuno che sia definitivo. Il flusso di migranti si sposta, cambia direzione ma non si ferma. L’essere umani si sposta per migliorare le sue conizioni da 75000 anni. E continuerà a farlo. Se l’UE non decide si diventare una unica grande nazione e gestire i flussi con regolarità, avrà milioni di esseri umani sui confini nazionali che spingeranno per entrare nel continente più ricco del mondo. Restiamo umani.

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    • sono d’accordo con lei e infatti le attività dell’attuale governo mirano proprio a sollevare il problema a livello macro dopo che per lunghi anni questo è rimasto di esclusiva pertinenza ed onere del nostro Paese. Nel contempo occorre lanciare un segnale forte e chiaro che l’Europa non può permettersi l’arrivo di decine di milioni di immigrati. Ciascuno ha il diritto di andare a vivere dove vuole ma gli Stati hanno il diritto (cento volte più forte perché hanno una precisa responsabilità nei confronti dei propri cittadini) di non accogliere chi non sarà poi in grado di gestire adeguatamente. Anche accogliere chi poi andrà a chiedere la carità davanti ai supermercati o a fare lo schiavo nei campi di pomodoro non è granchè umano. Sono perfettamente d’accordo che dobbiamo restare umani, ma l’umanità purtroppo non appartiene alle categorie concettuale degli Stati che ragionano con criteri ben diversi, come ho tentato di spiegare qui
      https://politicaesocieta2015.wordpress.com/2018/06/24/perche-lo-stato-non-puo-fare-il-buonista/
      un caro saluto. Andrea.

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