Grazie Sergio !

Mattarella-Salvini

Circa un anno fa chiacchierando con un collega del mio ufficio, un militante del Movimento 5 Stelle che criticava aspramente alcune posizioni politiche di Matteo Salvini gli dissi: “se fossi in te non sarei cosí duro con la linea della Lega perché potrebbe venire il momento che i due partiti dovranno coalizzarsi…”.

Questa previsione era basata su una semplice sensazione – rivelatasi poi vera – che le due forze politiche condividessero una comune linea di fondo che prima o poi sarebbe confluita in un accordo. Questa linea di fondo viene definita impropriamente “antisistema” e quindi contro (anti) qualcosa o qualcuno. In realtá le posizioni di Lega e M5S hanno piú a che fare con la tutela degli interessi del nostro Paese e dei nostri cittadini e quindi ben lungi dall’essere contro sono una posizione pro

Com’è andata finire questa inedita alleanza l’abbiamo visto in questi giorni.

Il Presidente della Repubblica ha rifiutato la titolaritá del dicastero dell’economia al professor Paolo Savona per le sue ormai note posizioni critiche nei confronti dell’euro e delle politiche europee. Lega e M5S hanno ritenuto inaccettabile questo veto (che in realtá è un veto non contro il ministro designato ma contro l’atteggiamento che egli rappresenta) e la partita è finita.

Questo epilogo è assurdo sia sul piano sostanziale formale che su quello formale.

Sul piano sostanziale ritenere il professor Savona un pericoloso sovversivo che avrebbe trascinato l’Italia fuori dall’euro equivarrebbe a dire che quando Bersani (comunista) o D’Alema (comunista) furono incaricati di presiedere ministeri o di formare un governo avrebbero senz’altro portato i carri armati dell’Armata Rossa nelle piazze italiane. Non risulta che nessun capo di Stato si sia posto il problema della matrice ideologica di costoro quando furono affidati loro delicati incarichi nell’esecutivo per la molto semplice ragione che chiunque nell’ambito istituzionale si deve muovere – indipendentemente dalle proprie idee – entro schemi e regole democratiche difficili da aggirare.

Sempre sul piano sostanziale, il contratto Lega/M5S non prevedeva in alcun punto l’uscita dall’euro e lo stesso Savona aveva accettato la proposta di ricoprire il ruolo di Ministro dell’Economia a condizione che l’uscita dall’euro NON fosse in agenda. E questo il Presidente Mattarella lo sapeva BENISSIMO perché nel corso delle consultazioni la questione era stata molto ben chiarita.

Sul piano formale: dai tempi dell’Universitá ricordo molto bene ció che il professore di Diritto Costituzionale amava ripetere: la prassi (e la Costituzione) vuole che il peso del Presidente della Repubblica in una crisi di governo sia direttamente proporzionale all’incertezza del quadro politico. Tradotto: se tra i partiti non si trova un accordo per formare un governo le facoltá decisionali del Capo dello Stato sono 100 e la discrezionalitá  è massima: egli rappresenta il riferimento istituzionale per la soluzione della crisi. Ma se tra i partiti esiste un accordo, un programma, una lista di ministri ed una maggioranza in grado di sostenere un governo, la discrezionalitá del Presidente della Repubblica è pari a ZERO ed il suo ruolo è assimilabile a quello del notaio, dovendo unicamente certificare il corretto svolgimento di tutte le fasi istituzionali previste. Il fatto che l’articolo 92 della Costituzione stabilisca che il Presidente nomina il Primo Ministro e su proposta di questo i vari ministri non significa che il Capo dello Stato abbia il potere di veto altrimenti il Costituente lo avrebbe espressamente previsto.  Ne consegue che in una situazione come quella di questi giorni nella quale 2 forze politiche rappresentative di circa il 60% dei seggi in Parlamento aveva individuato premier, ministri, programma e maggioranza e quindi in una situazione di assoluta certezza politico-istituzionale, il Presidente della Repubblica NON AVREBBE POTUTO FARE CIO’ CHE INVECE HA FATTO.

 Sono stati richiamati precedenti veti da parte di altri capi di Stato sulla scelta dei ministri di governi del passato ma questi veti avevano a che fare con incompatibilità istituzionali, di legittimitá o riguardavano conflitti di interesse ma MAI sono stati posti in base ad un giudizio sulle IDEE.

Ció che è avvenuto è quindi gravissimo.

Involontariamente peró la decisione del Presidente Mattarella sembra aver creato la piú grande opportunitá per Lega e M5S di risultare vittoriosi alle prossime elezioni di settembre (e con ampi margini).

Riporto di seguito una simulazione effettuata dall’Istituto Cattaneo:

ISTITUTO CATTANEO (28 MAGGIO): ELEZIONI ANTICIPATE, LEGA+M5S TRIONFEREBBERO 

Dopo le recentissime e clamorose novità dal governo non nato di Lega e M5s, i primissimi sondaggi elettorali che provano ad immaginare la situazione in vista di un certo voto anticipato (bisogna solo capire se a settembre o gennaio, ndr) provano ad azzardare i risultati qualora Lega e Movimento 5 Stelle decidessero di presentarsi insieme in una coalizione “populista anti-Ue”, alquanto non scartabile come opzione. Ebbene, secondo gli importanti dati forniti dall’Istituto Cattaneo la mattina del 28 maggio 2018, Salvini e Di Maio potrebbero con questa stessa legge elettorale trionfare nei collegi uninominali contro una ipotetica coalizione “pro-Ue” tra Partito Democratico e Forza Italia. «l’Istituto Cattaneo si concentra su uno scenario che non è stato ancora considerato da altri analisti e commentatori, vale a dire la formazione di un’alleanza-cartello elettorale composto dagli unici due partiti che, fino ad oggi, hanno trovato un accordo per la creazione di un governo (M5s e Lega)», scrive l’istituto presentando i primi sondaggi: l’ipotetica coalizione populista consentirebbe ai due partiti di avere assieme circa il 90% dei seggi uninominali nelle due Camere. Il cartello gialloverde risulterebbe il più votato in 219 collegi su 232 (94,4%) alla Camera dei deputati e in 104 collegi su 116 (89,7%) al Senato. Questo risultato consentirebbe di superare il dualismo geografico che si è manifestato nelle ultime elezioni e portare una autentica rivoluzione in Parlamento dagli esiti tutt’altro che prevedibili…”

Ció consentirebbe, tradotto in seggi in Parlamento e considerata la quota proporzionale, di ottenere per la ipotetica coalizione Lega/M5S addirittura i  2/3 dei seggi disponibili.

Cosa avrebbe da obiettare questa volta il Presidente? E se gli proponessero nuovamente lo stesso premier e gli stessi ministri che farebbe? Si rifiuterebbe nuovamente ?

Adesso, e sino alle prossime elezioni, godiamoci il governo dei morti viventi sostenuto dagli zombie del PD e, probabilmente, da qualche fronda dei nostalgici di Stalin ormai ridotti ad una specie di Jurassic Park. Ce lo chiede l’Europa.

Frattanto, grazie Sergio!

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