Abolire la prescrizione?

Leggo sul blog del Movimento 5 Stelle alcune osservazioni del 12 luglio 2017 di Daniele Piva (avvocato e professore): il meccanismo della prescrizione in Italia “porta alla falcidia di oltre 100.000 processi penali ogni anno” (vero) e “l’attuale Legge aiuta delinquenti e corrotti che quasi sempre riescono a sfuggire alle pene” ( un po’ meno vero dato che ognuno è innocente salvo prova contraria e al terzo grado di giudizio; l’affermazione che assimila semplici imputati a delinquenti e corrotti desta una certa meraviglia soprattutto se fatta da un avvocato; sarà un refuso?). Più di recente la stessa forza politica presso il summit di Ivrea ha sostenuto l’abolizione della prescrizione.
La riforma Orlando ha di recente incrementato i termini della prescrizione per taluni reati.
In sintesi il ragionamento è il seguente: poiché lo Stato non è in grado di giudicare in via definitiva un imputato nei termini previsti dalla Legge, come rimedia? Allungando gli stessi termini o addirittura abolendoli.
Sarebbe come se Poste Italiane per risolvere il problema delle code agli sportelli prorogasse l’orario di chiusura degli uffici anziché aumentare il numero degli sportelli medesimi.
Sul tema della corruzione (tanto caro ai grillini) siamo tutti abbastanza d’accordo nel ritenere che questa sia una delle principali emergenze del Paese. Tuttavia se ad esempio pensassi che la polmonite fosse il nemico da debellare mi organizzerei per incrementare i reparti specializzati negli ospedali, ne aumenterei il numero dei medici, attiverei strategie di prevenzione, investirei nella ricerca di farmaci sempre più efficaci sino a cancellare la polmonite dalla faccia della terra.
In realtà non avviene nulla di tutto ciò (cioè non si potenzia il sistema giudiziario) ma ci si limita ad aumentare la durata teorica dei processi. Un po’ come rendere potabile acqua inquinata per decreto, innalzando i limiti di Legge. Tutto risolto? Neanche per idea.
Gli esempi potrebbero continuare.
La questione di base che rende questi provvedimenti profondamente ingiusti ha a che fare con la pari dignità nei rapporto Stato/cittadino, concetto ormai dimenticato nella Penisola.
Nei regimi autoritari, negli Stati di polizia e dittatoriali lo Stato è al di sopra del cittadino. Nei regimi liberali il cittadino è invece allo stesso livello dello Stato.
Questa condizione di equilibrio è imprescindibile in uno Stato moderno e democratico. Ne consegue, sull’argomento in questione, che se lo Stato in un periodo ragionevole non è in grado di raggiungere un giudizio definitivo nei confronti di un (libero) cittadino è legittimo che il processo decada e si estingua (è questa la logica dell’origine storica della prescrizione). Non può e non deve essere il cittadino a pagare inefficienze, incapacità, inadeguatezza del sistema giudiziario. L’incremento o addirittura l’abolizione della prescrizione è un abominio in un regime liberal democratico e si configura come l’espressione più caratteristica di uno Stato dittatoriale ed illiberale. Ti perseguito – suddito – finché ne ho voglia. Ma di ciò le forze politiche che insistono sul tema se ne infischiano bellamente palesando chiaramente il loro vero volto che è quello dell’assoluto disprezzo delle libertà individuali.
Questo sul piano teorico.
Sul piano pratico le cose vanno decisamente peggio e le conseguenze sono varie:
Conseguenza nr 1: durata dei processi.
Se concedo al sistema tempi indefiniti di risoluzione della causa penale, il sistema – in assenza di efficientamenti organizzativi – si adeguera’ di conseguenza (se anziché avere un giorno di tempo per eseguire un compito dispongo di una settimana, tendenzialmente sarò portato ad usarla tutta). Risultato: tempi più lunghi (o forse uguali nella migliore delle ipotesi ma comunque certamente non più brevi).
Conseguenza nr. 2: sugli imputati innocenti.
Tempi più lunghi comporteranno per le vittime di errori giudiziari e di istruttorie raffazzonate il pari protrarsi della gogna giudiziaria sino a limiti indefinibili. La eventuale tardiva sentenza di assoluzione arriverebbe molto dopo l’avvenuta distruzione della vita economica e sociale del cittadino riconosciuto innocente. Molto peggio di adesso.
Conseguenza nr 3: sugli imputati colpevoli.
I veri criminali finirebbero con l’essere puniti al termine di un iter lunghissimo che non rappresenterebbe in alcun modo un disincentivo al crimine. Inoltre che giustizia può essere quella che arriva dopo vent’anni dal reato? Con l’abolizione della prescrizione i veri delinquenti fanno salti di gioia.
Conseguenza nr 4: fiducia nella giustizia.
Su questo aspetto ogni commento è superfluo.

I fautori dell’abolizione della prescrizione a sostegno delle loro tesi portano il confronto con molti paesi civili nei quali la prescrizione non esiste proprio. “Vedete loro come sono civili? La prescrizione non esiste!”
Verissimo. Peccato che si dimentichino di dire che in alcuni altri Paesi occidentali la prescrizione non esiste per la semplice ragione che non serve. Le durate medie dei processi penali nella gran parte del resto dell’Europa sono incredibilmente più brevi delle nostre e quindi non sono lesive del principio di ragionevolezza della durata di un processo. In altre parole se la prescrizione non c’è, è  semplicemente perché non se ne sente il bisogno.

Di seguito i tempi medi in giorni del SOLO primo grado nei processi penali (1):
Danimarca 47
Ungheria 62
Repubblica Ceca 64
Regno Unito 82
Polonia 99
Germania 111
Slovenia 123
Spagna 125
Svezia 128
Paesi Bassi 132
Francia 348
Italia 386

Come si vede, da noi i processi durano 9 volte rispetto alla Danimarca, 6 volte rispetto a Regno Unito, Ungheria e Polonia, 3 volte rispetto alla Germania, Paesi Bassi e Slovenia. I cittadini di quegli Stati non necessitano della prescrizione per tutelarsi nei confronti dello Stato perché hanno sistemi giudiziari straordinariamente (o normalmente?) efficienti, almeno rispetto al nostro.
Concludendo: abbiamo bisogno di tutto tranne che di processi più lunghi. Avremmo bisogno di snellire i Tribunali, di potenziarli. Serve insomma ben altro che l’abolizione della prescrizione per far funzionare l’apparato giudiziario. Serve uno Stato che rispetti le prerogative dei cittadini e che non li tratti come servi della gleba. Serve uno Stato che sia in grado di amministrare una Giustizia degna di questo nome.
Ma evidentemente questi semplici concetti per qualcuno non sono proprio alla portata.

(1)
http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/09/26/news/in-italia-ci-vogliono-1600-giorni-per-una-sentenza-definitiva-1.310856?refresh_ce

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