Casta contro casta – 7/4/2018

Avete mai provato a pensare di essere uno di quei giudici che emettono quelle strane sentenze nelle quali la vittima di una aggressione in casa propria viene condannata a risarcire l’aggressore ? Dopo avere ascoltato minuziosamente le parti in causa, ricostruiti i fatti, valutato le prove, le testimonianze….. alla fine…. i ruoli si ribaltano, il carnefice  diventa la vittima e la vittima, violata nel suo territorio, deve pure pagare.
Com’è possibile? Avreste voi mai raggiunto un simile prodotto finale?
Questo stupefacente risultato che fa a pugni con la logica ed il buon senso trova normalmente una comoda giustificazione apparente. Ci dicono infatti: “non si è fatto altro che applicare la Legge”. Vero o no che é cosi? Avete presente?
Bene. Anzi. Male.
Si da il caso infatti che l’attività dei giudici sia – per sua natura – quanto di più discrezionale ci possa essere al mondo. Ad esempio la stessa causa in secondo grado può avere un esito diametralmente opposto a quello ottenuto in primo grado. Oppure due Tribunali chiamati ad esprimersi su vicende analoghe possono giungere a sentenze molto diverse. Eppure la Legge è sempre quella.
La verità è che le Leggi si interpretano e non si applicano solo. Esistono tonnellate di libri che trattano del potere discrezionale dei magistrati. E che cos’è la stessa giurisprudenza se non la dimostrazione che una norma prima di essere applicata deve essere interpretata e che esistono diversi modi di applicare la stessa norma?
E l’interpretazione è soggettiva.
A volte altamente soggettiva.
Vi diranno: abbiamo applicato la Legge.
Non fidatevi.

Le Leggi nel nostro Paese sono scritte male. Formano un insieme caotico e contradditorio e ciò lascia margini enormi alla interpretazione individuale. Può essere vero tutto e il contrario di tutto. Ed è esattamente per questo motivo che sentenze come quelle di cui sto parlando potrebbero (anzi, dovrebbero) NON esistere. In vicende come queste sarebbe sufficiente che il giudice richiamasse, per esempio, la sentenza della Suprema Corte di Cassazione nr. 1665 del 2016 (1) ed ecco che il meccanismo del risarcimento verrebbe automaticamente escluso (l’aggressore conosce in anticipo le possibili conseguenze del proprio gesto e pertanto non ha diritto ad essere risarcito).
Non è la Legge che fa scaturire automaticamente una sentenza altrimenti non servirebbero i magistrati. Basterebbe un computer. Le sentenze invece le fanno i giudici. Come quelle – aberranti – in base alle quali è l’aggressore a dover essere risarcito. Sono portato a pensare che la sentenza sia sempre condizionata dalla mentalità del giudice e dal suo orientamento “politico”. Orientamento a volte così cieco da distruggere persino il buon senso (oltre che la vita delle persone oneste). Se ad esempio penso che i criminali siano tali per colpa di questa società ingiusta e perché hanno avuto una infanzia difficile, sarò portato a piegare le leggi e ad interpretarle affinché prevalga la mia visione del mondo.
Il problema è serio.

I magistrati sono funzionari dello Stato. Fanno il proprio mestiere dopo avere vinto un concorso. Né più né meno come i ferrovieri o gli insegnanti. Sembrerà un po’ forte ma formalmente è esattamente la stessa cosa. Solo che, al contrario dei ferrovieri e degli insegnanti, essi hanno il potere “di vita e di morte” sui cittadini.
Sono inamovibili. Non sono responsabili per i loro errori, a volte madornali. Distruggono vite e carriere senza pagarne le conseguenze. Non vengono mai sanzionati dai loro organismi di autogoverno.
Insomma, una casta.

È stupefacente l’atteggiamento di certi partiti (come il Movimento 5 Stelle) che hanno fatto le proprie fortune elettorali anche sulla tematica della “lotta alla casta” intesa perlopiù come l’insieme dei parlamentari rappresentanti del popolo regolarmente eletti in regolari elezioni politiche democratiche.
E la casta dei magistrati allora?
La lotta alla casta dei politici vorrebbe passare dalla abolizione dell’immunità parlamentare. Che però guarda caso è una delle più grandi conquiste della democrazia. Anzi. Ne è essa stessa elemento fondante. Nacque, agli albori della democrazia, per proteggere i rappresentanti del popolo dallo strapotere del re che così non avrebbe più potuto eliminare i propri oppositori incarcerandoli. Oggi è uno degli elementi essenziali del bilanciamento tra poteri dello Stato perché serve a scongiurare l’eliminazione di un rappresentante del popolo nell’esercizio delle proprie funzioni per mano di un altro potere dello Stato quale la magistratura. Esattamente come i magistrati sono inamovibili per evitare che la loro attività venga condizionata dal potere politico.
L’abolizione della immunità parlamentare sarebbe una aberrazione totale.
Si vorrebbe ripulire il mondo corrotto dei rappresentanti del popolo demolendo uno dei principi cardini della democrazia trasformando così quest’ultima in qualcosa che non è democrazia in quanto mancante del requisito essenziale della indipendenza del potere legislativo? L’abolizione dell’autorizzazione a procedere – nel 1993 sull’onda emotiva di Tangentopoli – fu il primo gravissimo passo in questa direzione.

Se si vuole provare a risolvere il problema, verificato che il problema esiste, la strada non può essere la via giudiziaria bensì la creazione di regole più stringenti per la selezione del personale politico e dei candidati a rappresentare il popolo.
Un regime nel quale un potere dello Stato ha la prerogativa di prevaricarne un altro non si chiama democrazia. Chiamatelo come volete, ma non democrazia. Non è stravolgendo le regole del sistema democratico che se ne risolvono i difetti.

Ritornando al problema iniziale e dato per scontato l’ormai noto approccio “giustizialista” del M5S nonché le palesi “simpatie” reciproche (diciamo così) nei confronti di quel potere dello Stato, sono certo che difficilmente assisteremo ad una azione mirata alla riduzione del potere discrezionale dei magistrati né sul tema specifico in discussione (sul quale servirebbero urgenti norme stringenti ed inequivocabili) né in generale e che quindi la tanto sbandierata volontà (da parte dei grillini) di semplificare il corpo delle leggi rimarrà lettera morta in quanto ciò coinciderebbe con la perdita di discrezionalità (e quindi di potere) della casta dei giudici a cui i pentastellati sembrano legati da un doppio filo.
Non solo. In generale occorrerà vigilare affinché, in nome di una comprensibile esigenza di moralità, il sistema democratico non si trasformi in una oligarchia di burocrati non eletti.

(1)  https://www.studiocataldi.it/articoli/20885-legittima-difesa-la-prova-che-la-reazione-non-e-stata-eccessiva-spetta-all-aggressore.asp

 

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3 commenti

  1. Ciao. Mi piacciono tanto le tue riflessioni ed in generale condivido il tuo pensiero. Complimenti anche per le tue vignette!
    Ciò che scrivi nell’ultima frase (occorrerà vigilare affinché, in nome di una comprensibile esigenza di moralità, il sistema democratico non si trasformi in una oligarchia di burocrati non eletti) suona come un triste e funesto presagio. Ho sinceramente paura.

    Piace a 1 persona

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