Breve esercizio di economia per immigrazionisti.

  1. Ecco un piccolo esercizio di macroeconomia dedicata ai fanatici dell’immigrazione incontrollata senza se e senza ma. Quelli che spalancano le frontiere nazionali al grido di “avanti tutti!”.

Immaginate un piccolo paesello abitato da 1000 persone. Questo paesino ha una scuola, un piccolo ospedale, uffici pubblici, una chiesa, un supermercato, due ristoranti, un negozio di abbigliamento. La realtà economica più importante è una azienda agricola che coltiva pomodori dove lavorano ben 200 braccianti. La fattoria da molti anni ha garantito redditi stabili e ha contribuito alla pressoché piena occupazione.  I pochi disoccupati del paese vengono sostenuti con assegni sociali. L’imprenditore ha accumulato una certa ricchezza dai giusti margini del ricavato della vendita dei pomodori e paga tasse piuttosto elevate.  La sua impresa ha contribuito al benessere dell’intero paesino. Tutti lo stimano. I suoi operai vengono pagati 10 scudi al giorno con cui hanno potuto far studiare i figli, accedere a mutui per l’acquisto della casa ed avere una vita dignitosa. Le loro tasse sostengono le spese per la scuola e per la gestione dell’ospedale.

Una mattina arrivano improvvisamente e tutti insieme 50 abitanti da uno Stato confinante, molto povero, che decidono di stabilirsi nel paesino. Non hanno nessuna esperienza di lavoro e si presentano all’azienda agricola chiedendo di essere assunti. L’imprenditore inizia a pensare che potrebbe incrementare i margini della sua impresa perché i nuovi arrivati non hanno pretese particolari. Decide quindi di assumerli tutti a 5 scudi al giorno ma è costretto a licenziare 50 braccianti che pagava 10 scudi al giorno. Questi iniziano a percepire l’indennità di disoccupazione di 3 scudi al giorno ma devono limitare le spese. Acquistano il cibo indispensabile, non vanno più al ristorante, usano gli abiti che hanno senza acquistarne di nuovi. I nuovi assunti spediscono il denaro guadagnato alle rispettive famiglie rimaste nello Stato confinante (dove il valore di quel denaro è ben superiore) e trattengono il minimo per sopravvivere. Non comprano vestiti e non vanno al ristorante.

La settimana successiva arrivano nel paesello altri 50 abitanti dello Stato confinante attirati dalle notizie dei loro connazionali che hanno trovato un lavoro molto redditizio. L’imprenditore decide di assumere anche loro ma questa volta a 3 scudi al giorno licenziando altri 50 dei suoi braccianti.  Anche loro riceveranno l’assegno di disoccupazione di 3 scudi al giorno ma il paesello per sostenere questa maggiore uscita deve aumentare le tasse all’imprenditore e a tutti gli altri cittadini. Anche questi 50 braccianti licenziati non andranno al ristorante e non compreranno abiti nuovi. Poco dopo uno dei due ristoranti è costretto a chiudere ed il negozio di abbigliamento inizia ad avere qualche problema a pagare i fornitori. L’imprenditore aumenta i propri margini di guadagno ma in parte questi vengono erosi dalle maggiori imposte.

La settimana successiva la storia si ripete. Questa volta però l’imprenditore assume i nuovi arrivati a 2 scudi al giorno e non più a 3 ma succede un fatto nuovo: uniforma la paga di tutti i suoi dipendenti a 2 scudi al giorno. Vengono licenziati altri 50 braccianti ma quelli che rimangono ben presto si licenziano perché non ritengono conveniente lavorare per uno stipendio inferiore all’assegno di disoccupazione. La paga di 2 scudi al giorno per i nuovi arrivati è comunque una cifra più che rispettabile nel loro Paese.

A questo punto l’imprenditore avrà 50 posti di lavoro disponibili ma nessuno degli abitanti del paesello è disposto ad accettare il lavoro a 2 scudi al giorno. È un lavoro che molti hanno svolto per anni e tornerebbero volentieri a farlo se lo stipendio fosse adeguato ma ormai gli stipendi si sono così ridotti che solo gli abitanti dello Stato confinante sono disposti ad accettare quei livelli retributivi.

Questi posti disponibili verranno occupati la settimana successiva da altri 50 abitanti dello Stato vicino.

Nel frattempo l’unico ristorante rimasto è stato costretto a chiudere e così pure il negozio di abbigliamento. Il supermercato è rimasto aperto ma ha dovuto dimezzare i dipendenti. Non solo. Ha dovuto diminuire il salario dei dipendenti rimasti che hanno accettato sia per evitarne la chiusura sia perché anche i livelli retributivi della principale azienda del paese si erano fortemente ridotti e quindi non si poteva pretendere più di tanto. L’ospedale ha dovuto ridurre le prestazioni sanitarie in qualità e quantità e gli uffici pubblici hanno dovuto ridurre l’entità degli investimenti. L’intera economia locale ha subito una battuta d’arresto ed è aumentata la disoccupazione ed il livello dei sussidi pubblici.

E l’imprenditore ? Ha incrementato fortemente i propri utili approfittando del minor costo del lavoro.

Ovviamente il modello è molto semplificato ma serve a capire che:

  1. l’immigrazione incontrollata immette sul mercato del lavoro manodopera non qualificata che provoca il crollo delle retribuzioni; chi ne risente maggiormente sono gli autoctoni. Non è l’impresa che offrendo salari più bassi crea spazi per la manodopera esterna ma è la sovrabbondanza di manodopera dequalificata e a basso costo che induce l’imprenditore a privilegiare questa. Ne consegue che non esistono lavori che gli italiani non vogliono più fare ma esistono lavori che gli italiani non possono più fare a certi livelli salariali;
  2. si crea di conseguenza l’impoverimento delle fasce più deboli della popolazione che entrano in competizione con gli immigrati, competizione persa in partenza;
  3. la distribuzione della ricchezza si modifica a favore di chi possiede di più e aumenta la platea dei meno abbienti che sono proporzionalmente sempre più poveri;
  4. le entrate tributarie si riducono in relazione alla contrazione della base imponibile e diventa necessario incrementare le aliquote per compensare i minori introiti erariali o si deve ridurre l’entità degli investimenti e della spesa corrente.

Nota bene: si parla qui espressamente di immigrazione incontrollata. Quella autorizzata e regolare in quanto tale non provoca distorsioni del mercato del lavoro e quindi non incide negativamente sul livello medio dei salari.

Questa piccola storiella mette in campo 3 cavalli di battaglia del progressismo nostrano:

  1. l’accoglienza di chiunque voglia piantare le tende nel nostro Paese senza considerare però le conseguenze
  2. il sostegno del reddito e dei diritti dei lavoratori
  3. la necessità di limitare la ricchezza dell’imprenditore a vantaggio di tutti.

Sfortunatamente questi 3 dogmi della sinistra non sono tra di loro conciliabili. Non è possibile ipotizzare l’accesso di un numero incontrollato di immigrati senza che ciò abbia ricadute negative sui livelli retributivi e senza che ciò non comporti un allargamento della forbice della ricchezza.

Non si possono raggiungere contemporaneamente tutti gli obiettivi desiderati. Bisogna scegliere le priorità. E proprio qui sta il punto. La sinistra deve avere il coraggio di decidere con chi stare. Deve decidere se tutelare i lavoratori del proprio Paese o sponsorizzare cittadini di altre nazioni e di altri continenti. Allo stato attuale il pensiero della fazione politica dominante e della nomenklatura “intellettuale” asservita è chiaramente quello di tollerare una immigrazione incontrollata (vendendola alla popolazione come la panacea di tutti i mali della nostra Società) a scapito di quella regolare e virtuosa e a scapito dei lavoratori i quali, a causa di una crisi economica profonda, sono sempre più poveri e sempre più arrabbiati. Si sta scegliendo di sostituire il consenso dei cittadini nostri connazionali delusi da politiche maldestre con il consenso dei “nuovi italiani”. E questo sarà un vero e proprio gioco al massacro per tutti.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...