Esiste un limite alla immigrazione?

 Esiste un limite alla quantità di migranti che possiamo accettare? E’ ormai un dato di fatto (certificato dall’ultima rilevazione di giugno 2016 del Ministero degli Interni) che appena il 4% dei migranti che arrivano sulle nostre coste scappano effettivamente da situazioni di conflitto. La parte rimanente è costituita da migranti economici a cui non spetterebbe alcuna forma di tutela. Per questa categoria di persone è ormai pensiero comune (errato) che essi fuggano da situazioni di carestia e di elevato disagio economico. Come sappiamo però in realtà queste persone non scappano dalla fame in quanto è facilmente argomentabile che chi veramente muore di fame non può neanche pensare lontanamente di poter fuggire dal proprio paese. Esistono nel mondo circa 3 miliardi e mezzo di persone che vivono sotto la soglia di assoluta povertà di 2 dollari al giorno. A queste persone è preclusa e sarà sempre preclusa la possibilità di abbandonare il proprio paese. Costoro nasceranno vivranno e moriranno nella loro terra. Chi sono quindi quelli che vengono traghettati sulle nostre coste? Per rispondere sarebbe sufficiente fare un semplice ragionamento: sappiamo che il biglietto per affrontare la traversata del Mediterraneo ha un costo mediamente dai 4.000 ai 10.000 dollari. È evidente che se nel mio paese vivo in condizioni di assoluta povertà non ho e non avrò mai la disponibilità economica sufficiente per poter pensare di affrontare un viaggio del genere. Pertanto la quasi totalità delle persone veramente povere del nostro pianeta non avranno mai questa possibilità. 4000 dollari sono una cifra straordinariamente elevata in relazione al reddito medio pro capite africano. Corrisponde a 5, 10 stipendi medi annui in quei Paesi. Quindi ne deriva automaticamente che se possiedo quella cifra in contanti, non muoio di fame. E se non muoio di fame significa che la filastrocca dei soliti politici (“scappano dalla fame”) è una colossale cretinata. C’è evidentemente qualcosa che non va, un po’ come quelli che da noi dichiarano redditi da miseria (da fame, appunto) e poi vanno in giro in Porsche.

Coloro i quali vengono prelevati dalla Marina presso le coste libiche e scaricati sulle nostre, sono in realtà appartenenti alla classe media o medio bassa dei paesi dell’Africa subsahariana nei quali il reddito non è paragonabile al nostro (ed è certamente inferiore!) ma non si tratta di popolazioni che sono allo stremo e muoiono di fame. Si tratta perlopiù di nuove generazioni che vorrebbero migliorare il proprio tenore di vita sperando che ciò sia possibile emigrando in Europa. Il problema è che nessuna legge di nessun paese del mondo prevede che il Paese stesso debba mantenere migranti economici per la molto semplice ragione che quella Nazione si popolerebbe immediatamente di indigenti o presunti tali. Posto che appena il 4% dei migranti fugge effettivamente da situazioni di conflitto risulta automatico che il restante 96% dovrebbe essere riaccompagnato alla frontiera. Anzi la soluzione migliore sarebbe quella adottata dall’Australia nel 2004 quando il governo conservatore azzerò gli sbarchi clandestini portandoli da 16.500 dell’anno prima (governo laburista) ad appena 180. Nello stesso tempo i morti annegati in mare passarono da 1.500 a 0.     I migranti venivano intercettati e soccorsi sulle navi della Marina australiana, rimessi sui barconi di provenienza e scortati al porto di partenza. Come è facile immaginare nel giro di pochissimo tempo il fenomeno si arrestò completamente.

La sinistra che governa l’Italia e l’Europa ritiene in buona fede o in mala fede che queste persone debbano essere aiutate. Quando parlo di malafede mi riferisco ai giganteschi affari economici che si nascondono dietro il traffico di migranti. L’enorme flusso di denaro stanziato dallo Stato italiano per l’accoglienza finisce per lo più nelle tasche di cooperative politicamente vicine al Partito Democratico. Sotto questo punto di vista non possiamo aspettarci un contenimento del fenomeno fintanto che questo partito sarà al governo nel nostro Paese. Invece quando parlo di buona fede mi riferisco a coloro i quali con incredibile ingenuità non portano alle estreme conseguenze i loro ragionamenti sull’accoglienza. Le estreme conseguenze sono le seguenti: fino a che punto il sistema Paese Italia è strutturato per poter reggere l’arrivo di centinaia di migliaia di persone o di milioni di persone? Probabilmente il limite è già stato superato considerando le situazioni di enorme difficoltà economica di almeno 8 milioni di italiani. Tra questi almeno un milione e mezzo di bambini vivono sotto la soglia di povertà. Ci sono nel nostro paese 4 milioni e mezzo di disoccupati e milioni di anziani con pensioni insufficienti al normale sostentamento. I cosiddetti “buonisti” ritengono che il flusso migratorio nel nostro paese debba proseguire in maniera indefinita. Gli stessi buonisti perlopiù appartenenti alla sinistra italiana accusano di razzismo e xenofobia chi ha posizioni diverse dalla loro. Penso che queste persone dovrebbero porsi dei limiti. Fino a che punto, dicevo, potremo accogliere? Il flusso migratorio non è destinato ad arrestarsi nei prossimi anni ed anzi probabilmente potrebbe incrementarsi. Ciò significa che secondo queste persone l’Italia dovrebbe essere pronta ad accogliere milioni di immigrati pur non avendo la possibilità di sostenerli e senza avere la possibilità di dare loro un lavoro. Arriverà però un giorno nel quale necessariamente gli stessi buonisti dovranno a loro volta ammettere che la situazione non può essere sostenibile oltre. Ipotizziamo che questo limite venga raggiunto al raggiungimento dei 10 milioni di migranti clandestini in Italia. A quel punto anche gli attuali buonisti dovranno convenire sul fatto che il 10 milionesimo e uno migrante non potrà essere accolto. A quel quei buonisti non saranno molto diversi dagli attuali “razzisti” e “xenofobi”. Solo che nel frattempo il loro ex buonismo avrà causato la distruzione del nostro sistema di welfare, del nostro sistema assistenziale, del nostro sistema sanitario, del nostro sistema scolastico, dell’ordine pubblico, della pace sociale. Avranno contribuito alla distruzione del futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti che li malediranno per le loro scelte scellerate. E non avranno minimamente scalfito il problema della povertà nel mondo. L’immigrazione incontrollata non è in alcun caso una “risorsa” così come non è una risorsa una inondazione che mi allaga casa e garage, mentre lo è l’acqua che esce dal rubinetto e con la quale posso cuocermi un piatto di pasta.

Questo scriteriato modo di ragionare deve terminare al più presto.

Posto che non siamo in grado distinguere in prima battuta i migranti economici dai veri profughi la soluzione finora adottata è stata quella di ospitare tutti indiscriminatamente. La conseguenza è stato il permanere sul nostro territorio di una quantità enorme di persone che non avrebbe alcun diritto a nessun tipo di tutela internazionale. A questa situazione limite non c’è che una soluzione pratica: attuare l’immediato blocco delle frontiere al pari degli altri paesi europei e del mondo adottando nel Mediterraneo la stessa strategia utilizzata nel 2004 dall’Australia. In questo modo si interromperebbe immediatamente il flusso incontrollato di migranti clandestini.

Questa strategia è disumana? Gli Stati non sono la Chiesa e neppure possono ragionare su basi di considerazioni diverse dal rispetto della Legge. Gli Stati devono semplicemente fare rispettare la Legge. E’ umano che un individuo debba trascorrere il resto dei suoi giorni in galera? Non mi risulta che per questo siano state abolite le carceri. E’ umano che lo Stato emetta cartelle esattoriali sempre crescenti nei confronti di chi non può pagarle causando in molti casi il suicidio dei diretti interessati ? Non mi risulta che gli accertamenti fiscali e le cartelle esattoriali siano stati aboliti. E’ umano che la forza pubblica ponga in esecuzione uno sfratto nei confronti di un anziano che non può pagare l’affitto e che il giorno dopo si troverà a dormire per strada? Non mi risulta che si siano stati abrogati gli sfratti esecutivi. Gli esempi potrebbero continuare ma avrebbero in comune una caratteristica. Il rispetto della Legge.

Cosa accadrebbe in caso di blocco delle frontiere (peraltro già attuato da molti Paesi europei) ? Le poche migliaia di profughi di guerra (quelli veri) troverebbero ricollocamento nei paesi africani limitrofi alle zone di guerra così come avviene già oggi per la quasi totalità dei profughi africani che sono circa 60 milioni (la maggior parte di essi – circa 40 milioni – non abbandona il proprio paese ma rimane sfollato nell’ambito dei confini nazionali; un’altra parte – circa 20 milioni – trova riparo nei paesi confinanti nei campi profughi perlopiù gestiti dall’UNHCR e dalla Croce Rossa Internazionale. Sotto questo aspetto è estremamente singolare che il governo italiano affermi di fare “la propria parte” quando accoglie circa 6.000 rifugiati veri all’anno che equivale allo 0,01% dei rifugiati di tutta l’Africa. Parrebbe più la scusa per manipolare l’opinione pubblica e consentire l’ingresso di 150.000 clandestini ogni anno gestiti dalle cooperative amiche). Tutti gli altri non meritevoli di protezione internazionale alla fine dovranno necessariamente rimanere nei propri paesi di origine. Solo in questo modo si direbbe la parola fine alla ecatombe di innocenti annegati nel Mediterraneo.

Questa soluzione è attuabile da domani, basterebbe solo volerlo.

La immigrazione nel futuro potrà essere possibile solo qualora gli Stati europei dovessero necessitare di nuova manodopera, evenienza questa al momento piuttosto lontana nel tempo stante le precarie condizioni del mercato del lavoro in Europa con i suoi 26 milioni di disoccupati. Una certa sinistra europea ritiene che il peggioramento delle condizioni economiche dei paesi africani e asiatici ed il permanere di situazioni di conflitto in alcuni Stati possa far presagire un’ondata migratoria eccezionale e senza precedenti lasciando intendere a noi tutti che l’invasione che stiamo subendo sia soltanto un pallido assaggio di ciò che avverrà in futuro e che pertanto dobbiamo ora supinamente accettare lo stato dei fatti e quindi abituarci il più presto possibile e con rassegnazione alla presenza di numerosi stranieri sul nostro territorio. Sostanzialmente si vorrebbe far passare il concetto che l’immigrazione sia qualcosa di molto simile ad un destino inevitabile contro il quale nessuno può fare nulla. Questa affermazione che apparentemente potrebbe avere qualche tipo di fondamento nelle sue premesse è in realtà profondamente sbagliata nelle sue conclusioni.

Le ondate migratorie dall’Africa riguardano quasi esclusivamente il ceto medio e medio basso della popolazione degli Stati africani molti dei quali stanno vivendo in questi anni incrementi considerevoli dei rispettivi Pil. L’incremento dei redditi potrebbe portare all’aumento del numero degli appartenenti alle fasce medie e medio basse generando a sua volta l’incremento del fenomeno al quale stiamo assistendo in questi anni e cioè la volontà da parte di questi soggetti di migliorare ulteriormente loro tenore di vita migrando in Europa. Sono queste fasce di popolazione relativamente benestanti nei loro paesi il futuro bacino di potenziali migranti su cui focalizzare l’attenzione per i prossimi decenni. Infatti le fasce più povere e gli indigenti continueranno, come è sempre stato storicamente, a rimanere nel proprio paese di origine in quanto troppo poveri per affrontare un costoso viaggio e non costituiranno mai un problema in termini di ondata migratoria. Questo significa che i paesi occidentali hanno oggi il preciso dovere di disincentivare il più possibile questo potenziale pericolo e di attuare politiche ferree di contenimento della immigrazione non desiderata evitando accuratamente la propaganda delle porte spalancate a chiunque e attuando invece una rigida politica di chiusura delle frontiere esterne dell’Europa. Una decisa politica di contenimento dell’immigrazione sarà uno dei principali doveri dei governi dei paesi europei nei confronti dei propri cittadini. Nello stesso tempo i paesi occidentali dovranno tutti insieme avviare politiche globali di investimenti produttivi nei paesi africani al fine di poter sviluppare infrastrutture sufficienti al sostegno del normale processo produttivo ed economico, una sorta di Piano Marshall per l’Africa. Dovranno immediatamente essere incrementati gli aiuti economici a quei paesi africani che offrono protezione umanitaria ai profughi di guerra il che si può realizzare con un livello di risorse infinitamente inferiore a quelle impiegate per il mantenimento di clandestini sul territorio europeo. Gli obiettivi sono:

– evitare che l’Europa crolli sotto il peso di flussi migratori incontrollati;

– consentire ai profughi di guerra (quelli veri!) di ottenere asilo politico nei paesi limitrofi ponendo fine per sempre alle tragedie del mare;

– evitare per il presente e per il futuro il fenomeno della migrazione di fasce di popolazione africane appartenenti al ceto medio e medio basso che non hanno alcun diritto di vivere sul territorio europeo;

– consentire progressivamente alle fasce più povere e indigenti dell’Africa di potere migliorare le proprie condizioni economiche.

Sono tutte soluzioni alla immediata portata della comunità internazionale.

Il fatto che non vengano attuate lascia intravedere l’ipotesi, via via sempre più plausibile , che gli interessi economici legati al traffico di esseri umani siano preponderanti rispetto all’ipocrisia di una sbandierata falsa quanto inesistente solidarietà

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