Gli irrequieti ragazzi di Rosarno e il popolo dei coglioni

Nella tendopoli (abusiva) di Rosarno sono intervenute le Forze dell’Ordine per sedare una rissa scoppiata tra alcuni dei 700 immigrati che lì abitano. Uno di loro armato di coltello ha ferito e quasi ammazzato un giovane Carabiniere che ha reagito facendo fuoco e uccidendo l’aggressore.

La reazione dei clandestini non si è fatta attendere: hanno inscenato una “vivace” manifestazione in strada fin sotto il Municipio al grido di “italiani razzisti”. I cittadini osservavano senza proferire parola quella violenza interiore. Ci hanno mostrato quanto ci detestino e quanto male ci vorrebbero fare. E poi i razzisti saremmo noi.

Cari ragazzoni africani. Vedete, gli italiani per vostra fortuna non sono razzisti. Sono solo semplicemente un popolo di coglioni. Perché se così non fosse non sarebbero disposti a tollerare quella (ed altre ormai numerose) intollerabile “manifestazione di dissenso” nei confronti della Polizia e del Paese che vi ospita.

Perché vedete, cari ragazzi, se dipendesse da me voi a quest’ora sarebbe già tornati al vostro paesello natio con una pedata (tricolore) stampata nel culo. Si, proprio così.

E badate bene, qui non c’entra niente il razzismo. Qui la questione non è se sei nero, giallo, verde, rosso o turchino.

Se al posto vostro ci fosse stato un gruppetto di biondi giovanotti, con gli occhi azzurri e con accento islandese per me non sarebbe cambiato nulla. Sarebbero arrivati in Islanda a forza di calci nel culo.

La questione è un’altra. E’ che la vostra supponenza, la vostra arroganza, la vostra mancanza di rispetto per chi vi sfama è ormai, per molti di noi, intollerabile. Certo, si dirà, in questo caso c’è scappato il morto e quindi la tensione è comprensibile. Ma in tutti gli altri casi, ormai quotidiani e che la Tv e la stampa di regime non mostrano più, non ci sono giustificazioni.

E allora mi sorgono alcuni dubbi.

Ci dicono che scappate dalla guerra. In realtà le statistiche ufficiali del Ministero degli Interni dicono che solo al 6% di voi viene riconosciuto lo status di rifugiato (fonte: Ministero degli Interni – Maggio 2016). Però la stampa e la tv di regime continuano a dirci che scappate tutti dalla guerra (fateci caso, per loro sono tutti profughi) . Certo. I miei nonni durante la nostra, di guerra (perché anche qui c’è stata la guerra, sapete? mica solo da voi) quando cadevano le bombe si spostavano di qualche decina di chilometri. Dove le bombe non cadevano. Si chiamavano sfollati. Più o meno come voi. E si portavano dietro la propria famiglia. Voi però per sicurezza avete pensato bene di sfollare a  qualche migliaio di chilometri. Non si sa mai. Saltando a piè pari tutti i Paesi nel mezzo dove la guerra non c’è e dove avreste avuto comunque salva la vita, se questo era il vero problema. Paesi perlopiù islamici, come i vostri. Che però, guarda caso,  non vi vogliono (vedi Arabia Saudita). Beh, ma da loro c’è la guerra civile! Se ci fosse la guerra civile in Italia, mi domando, non sarebbe sufficiente fuggire in Francia? o in Croazia ? Perché dovrei fuggire a Stoccolma ? E dove sono i vostri genitori, le vostre mogli, i vostri figli ? Al 95% siete maschi, tra i 20 e i 30 anni. A quell’età, i nostri nonni, quando c’era la guerra da noi, andavano a morire al fronte. Voi invece siete qua. Se io fossi al vostro posto bacerei la terra dove oggi camminate, quella terra di razzisti che vi ha adottato e che voi invece odiate tanto. Ingrati. E quando finirà la guerra in casa poi che farete ? Tornerete indietro ? Staremo a vedere. Muoio dalla curiosità.

Ci dicono che scappate dalla fame e dalla povertà. A vedervi, ad una prima occhiata, non si direbbe che siate poi così denutriti. La povertà non è certo una colpa, nel mondo è una tragedia, ma vorrei capire qualcosa di più. Se davvero siete così poveri come ci dicono, come avete fatto a trovare i circa 4.000 dollari che mediamente i trafficanti di uomini vi chiedono per salire sui barconi della morte? Voi venite da paesi dove il reddito annuo medio è di 400 dollari. Se io avessi in tasca cash una somma pari a 10 volte il mio reddito annuo non mi considererei poi così povero. Eppure qua ci crediamo a queste balle, sapete? Crediamo a tutte le favole che ci raccontano. I veri poveri dei vostri Paesi sono e rimangono nei vostri Paesi per la semplice ragione che non possono permettersi di andarsene. La spiegazione alternativa, inquietante, è che ci sia una mano diversa, che vi ha messo nel pugno quella cifra per farvi sbarcare in Europa a centinaia di migliaia, tutti in un colpo solo o quasi. Penso che la fame non c’entri proprio un bel niente.

E che nessuno si azzardi a vomitare la solita cantilena che anche noi siamo stati un popolo di migranti. Certo che lo siamo stati. Ma eravamo richiesti, controllati, contingentati, inquadrati, censiti. E al primo sgarro: in gattabuia (a proposito di controlli: nel 2014 e 2015 su 324.000 sbarchi circa 100.000 clandestini non si sono fatti identificare e sono fuggiti. Capite? Lor signori non si vogliono fare identificare. Un esercito di disperati che scorazza sul territorio nazionale e di cui non sappiamo assolutamente nulla. Tranquilli però. Alfano vigila). I nostri migranti all’estero si sono fatti un mazzo tanto. Sono stati maltrattati, vessati, discriminati. Non mi risulta che organizzassero rivolte per la dieta non adeguata a stomaci delicati, per la pasta troppo cotta, per le patatine poco croccanti, per la mancanza di Tv in ogni camera e per la sistemazione nell’agriturismo non proprio in centro. Come invece fanno i vostri connazionali smartphone-muniti ospitati negli alberghi in giro per l’Italia. Più che in fuga da guerre e carestie sembrano bambini viziati in vacanza. Che nessuno si azzardi mai più a fare paragoni tra i Nostri Lavoratori all’estero e voi,  che ad occhio e croce non avete mai lavorato neanche un giorno della vostra vita.

Ma non temete. Nel nostro paese popolato da milioni di coglioni troverete sempre qualcuno che vi stenderà il tappeto rosso. Che ci spiegherà che il vostro stile di vita sarà ben presto anche il nostro stile di vita, come si affretta a ricordarci Nostra Signora Boldrini dall’alto della sua infinita saggezza. Che vi considera le risorse del futuro. Se il domani del nostro Paese siete voi di Rosarno e quelli come voi, allora preferisco schiattare stanotte.

Con quasi 5 milioni di disoccupati in Italia (e 26 milioni di disoccupati in Europa; fonte: Eurostat 2015) che futuro può esserci qui per voi ?

Il primo scenario è che vi manteniamo come stiamo facendo adesso, a vita. Peccato che qua ci siano già un milione e mezzo di bimbi italiani sotto la soglia di povertà, disabili con assegni di invalidità offensivi, 50mila italiani senza tetto, terremotati nei container, padri senza lavoro che non sanno come sfamare i propri figli, pensionati che dopo 40 anni di lavoro mangiano pane e caffelatte perché si vergognano di fare la fila alla Caritas, 11 milioni di persone che nel 2015 hanno rinunciato a curarsi per mancanza di risorse o di disponibilità di strutture adeguate in tempi adeguati. Praticamente un Paese del Terzo Mondo.

Il secondo scenario e che vi troviamo o vi troviate un lavoro. Quale lavoro esattamente non si sa. Non è un bel periodo per l’occupazione questo, per usare un eufemismo. Ah già dimenticavo! Ci sono sempre i lavori che gli italiani non vogliono più fare ! E dove sarebbero queste centinaia di migliaia di posti di lavoro disponibili che gli italiani non vogliono più fare ? Ennesima balla colossale. E’ chiaro che gli italiani non sono disposti a fare lavori massacranti in nero per 15 euro al giorno. Ci mancherebbe solo questa. Sono forse questi i lavori che gli italiani non vogliono più fare? E non è che il lavoro a 15 euro al giorno in nero esiste perché i ragazzi italiani non hanno voglia. Esiste perché ci siete voi che per sopravvivere siete disposti ad accettarlo e che finite nelle fauci spalancate dei caporali e della malavita. Però poi quando un lavoro vero ce l’avrete allora finalmente sì che sarete utili: “ci pagheranno le nostre pensioni !”. Peccato che il sistema pensionistico in Italia sia, da qualche anno ormai, contributivo e con i vostri versamenti le pensioni le pagherete a voi stessi e non a noi.

Il terzo scenario è che finiate dritti dritti come un fuso nelle maglie della criminalità più o meno organizzata.

Altre idee a me non vengono.

Già. La criminalità. Mentre nel mondo fatato di Angelino nel Paese delle Meraviglie è tutto sotto controllo, nell’Italia reale e solo nel 2012 (fonte: Ministero degli Interni – Dipartimento di Pubblica Sicurezza – non esistono dati ufficiali più aggiornati) gli stranieri di tutte le provenienze possibili ed immaginabili (lo splendore del multiculturalismo progressista in salsa catto-comunista) sono stati responsabili di 291.000 reati (797 al giorno) su 934.000 (il 31%), del 40% degli stupri (1.776 su 4.412), del 48% dei furti (54.000 su 113.000), del 40% delle rapine (8.125 su 21.000), del 61% dello sfruttamento della prostituzione (3.100 su 5.100) oltre che del quasi monopolio dello spaccio di droga. Le galere ospitano al 40% stranieri. Il tutto con un dodicesimo della popolazione residente e con un tasso di propensione alla criminalità quindi di dieci/dodici volte superiore ai residenti. E’ evidente che l’appartenenza ad una etnia di per se non abbia alcuna correlazione con la tendenza al crimine. Chi lo affermasse direbbe una sciocchezza. Una buona fetta dei reati è perpetrata da cittadini dell’est Europa in libera uscita qui da noi grazie all’ingresso di questi Paesi nell’Unione (ma questa Europa qualche vantaggio ce lo ha portato ? Mi vengono in mente solo sciagure socio-economiche. Forse sono poco informato o troppo populista). E’ altrettanto vero che le politiche approssimative e prive di controlli sulla immigrazione e sulla gestione dei flussi hanno portato esattamente a questa situazione. Che non è una sensazione. Sono numeri reali.  E sarà sempre peggio perché quando la questua di Stato finirà, cari ragazzi africani, questi numeri (soprattutto furti, rapine e spaccio) cresceranno, se vorrete sopravvivere. Di queste cose però non si parla mai. Bocche cucite. Omertà. Quasi che ai 291.000 reati non corrispondessero altrettante vittime di casa nostra. Quasi che le nostre 1.776 donne e ragazze stuprate non meritino la nostra rabbia (a proposito: dove è finito l’esercito delle femministe con le bandiere rosse ?). Ma è meglio non parlarne. E’ meglio non sottolineare la realtà. Meglio non ricordare che trent’anni fa potevo lasciare le chiavi nel motorino o nella porta di casa e che oggi, per evitare di essere massacrato da questi galantuomini, devo mettere le sbarre alla finestra come se fossi, io cittadino onesto, un recluso. Meglio non ripetere troppo che dopo il tramonto le nostre periferie sono giungle nelle quali è da pazzi avventurarsi. Meglio, in definitiva, non certificare le incapacità e responsabilità della classe politica dirigente. Subire in silenzio e poi sentirci accusare di essere razzisti. No. Lo ripeto. Non siamo razzisti, cari ragazzotti africani di Rosarno. Siamo solo dei poveri coglioni.

Il problema è complesso e ho ovviamente più dubbi che certezze. Tanti dubbi.

A volte ho persino il dubbio che siate vittime e non carnefici.

Ho il dubbio, che oggi è ormai quasi una certezza, che lo slancio umanitario che apparentemente è alla base delle politiche di accoglienza del teatrino di casa nostra nasconda in realtà gli interessi economici delle solite cooperative legate a certi partiti politici (indovinate quali) disposti a creare il caos sociale e problemi enormi alla sicurezza di tutti i cittadini e alla vivibilità delle nostre città in cambio di lauti guadagni miliardari sulla pelle di esseri umani. Che sono poi quegli stessi partiti che la gente incredibilmente continua a votare per acritico senso di appartenenza (patologia grave che colpisce soprattutto i progressisti) per cui ci si tappa il naso senza farsi troppe domande. L’appello del giudice Borsellino “le più grandi rivoluzioni si fanno con la matita copiativa” è per ora in Italia più o meno lettera morta. A differenza di molti Paesi europei – che prima di noi si sono allegramente cimentati con il multiculturalismo e che ora, avendo capito il tragico errore, corrono ai ripari votando sempre più a destra (anche estrema) – nel nostro Belpaese questo cambiamento stenta a decollare soprattutto a causa del radicamento ideologico ad una sinistra che tradizionalmente è completamente aliena dalla realtà e che comprende i fenomeni con un ritardo medio di trent’anni. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Ho il dubbio, che ormai è quasi una certezza, che accogliervi sul nostro territorio serva a qualcuno come scusa per lavarsi la coscienza da un incomprensibile senso di colpa (tengo a precisare che io non mi sento addosso nessuna colpa né per le guerre nel mondo né per la fame nel mondo) di fronte alla spaventosa evidenza di 3 miliardi e mezzo di esseri umani che vivono con meno di 2 dollari al giorno, numero che ogni anno aumenta di 60 milioni (fonte: Banca Mondiale). Accogliervi al ritmo anche di un milione all’anno (come fanno gli Stati Uniti dal 1990) non servirebbe neanche ad iniziare a scalfire la questione. Solo che  a quel punto però il problema si trasferirebbe qui, sui nostri sistemi economici, sanitari, scolastici, assistenziali e di welfare in generale. Come dire: mi creo una enorme grana in casa senza risolvere nulla. Come dire: diventiamo tutti più poveri per aiutare chi è molto più povero di noi. Questa visione economica, questo costume mentale ha un nome. Si chiama socialismo reale. Che mi risulta abbia provocato le più gravi catastrofi economiche e sociali del 20esimo secolo. Non imboccherei questa strada.

La stragrande maggioranza di questi esseri umani non hanno e mai avranno la concreta possibilità di lasciare la propria terra. Hanno solo la possibilità, con qualche consistente serio aiuto internazionale, di poter vedere un miglioramento delle proprie condizioni nel lungo termine e nei rispettivi Paesi. Qui da noi arriva qualche vero profugo di guerra, diciamo un sei per cento circa, che va accolto e tutelato, e molti finti profughi che sono solo migranti economici che cercano in Italia ed in Europa miglior fortuna dopo essersi pagati (o a cui è stato pagato) il viaggio di sola andata. A cui però non dovremmo pensare noi visto che non esiste nessun obbligo da parte dello Stato nei loro confronti. Esiste semmai (ma è ben altro discorso) un obbligo morale in capo ad ognuno di noi, che liberamente può decidere di destinare una parte delle proprie risorse in solidarietà. Il problema è sovranazionale, i singoli Stati non c’entrano niente, non dimentichiamolo. Altrimenti non si capirebbe perché in tutto il mondo, eccetto che in Italia, i clandestini migranti economici vengano rispediti al mittente. E’ pura follia la politica di apertura dell’Europa alla indiscriminata immigrazione senza che ci siano i presupposti per una corretta inclusione semplicemente perché i presupposti non ci saranno mai. E’ una questione di numeri. Assistiamo ad assurdi proclami di accoglienza da alcuni leader politici europei e da parte dei massimi vertici della Chiesa Cattolica. I risultati sono il caos nelle nostre comunità e migliaia di morti nel Mediterraneo. Che pesano sulla coscienza di quei leader politici e religiosi dell’accoglienza fatta un tanto al chilo. Non si può concepire che i bambini, creature innocenti, muoiano annegati . Quei morti, così come tutti gli altri, si potevano evitare. Dobbiamo decidere se dire si a tutti (e a quel punto tanto vale organizzare traghetti da una sponda all’altra del Mediterraneo con buona pace delle nostre economie e dei nostri sistemi di welfare che a quel punto andrebbero a farsi benedire) o dire no a tutti tranne a quelli che il mercato del lavoro richiederà (al momento praticamente zero o quasi). I risultati delle nostre non-decisioni e delle vie di mezzo li abbiamo sotto gli occhi. Anche in questo caso l’Europa degli strapagati burocrati di Bruxelles non è servita a un fico secco e ognuno si è arrangiato come ha potuto.

Ho tanti dubbi, cari supponenti ragazzotti africani coccolati negli hotel (che sono preclusi ai quei nostri cittadini che hanno perso casa e lavoro; per loro negli hotel notoriamente non c’è posto), spesso finti poveri nei vostri Paesi e sempre futuri veri poveri nel nostro. Forse pensavate di trovare in Italia l’Eldorado. Siccome però così non è, ora urlate a noi che siamo razzisti. Senza vergogna, vorreste di più (senza avere dato nulla) da un Paese che fatica a sostenere i propri figli. Avete già dimenticato di fuggire da persecuzioni e carestie (ma sarà proprio vero?) e ciò non depone affatto a favore della mia voglia di fare di voi futuri cittadini di questo Paese.

Ho quindi, infine e dopo tanti dubbi, anche una certezza: che se foste miei figli e io fossi vostro padre, una raffica di educativi ceffoni non ve la toglierebbe nessuno.

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3 commenti

  1. sono convinto che anche loro siano vittime: dei trafficanti di schiavi, degli idioti che ci speculano, degli idioti che li vanno a prendere e poi li abbandonano per strada…… L’IGNAVIA DEL BEOPOPOLO unita all’idiozia di galline e galli abusivi fanno il resto. Se devono stare anni chiusi in centri a far un cazzo da mane a sera…… direi che è sacrosanto INCAZZARSI !! LA COLPA NON E’ LORO.

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    • concordo che la colpa non sia la loro…..infatti lo ipotizzo nella seconda parte dell’articolo…questa ipotesi poi con il tempo (da un anno e mezzo a questa parte, cioè da quando ho scritto il post) si è fatta via via più concreta sino a diventare la certezza di oggi ovvero che siamo s-governati da un circo equestre. Complimenti per lo stile dei suoi/vostri articoli, veramente belli. Un saluto.

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