Lettera aperta alla Presidente della Camera dei Deputati

Gentile Signora Boldrini,

è da molto tempo che avremmo voluto farlo e solo ora ci siamo decisi. So già che lei non leggerà mai queste righe ma poco ci importa. Non scriviamo per gli altri, neppure per i diretti interessati. Scriviamo per noi.

Cara Signora a volte non capiamo quello che succede, saremo limitati ma non capiamo. Pensavamo, nella nostra ingenuità, che il Presidente della Camera dei Deputati della Repubblica Italiana nel proprio ruolo dovesse nutrire stima almeno istituzionale per la propria gente. Ma evidentemente così non è. O così non è più. Siamo rimasti indietro, siamo poco moderni, siamo poco politically correct. Eppure non siamo razzisti glielo giuriamo, crediamo che tutti debbano avere una possibilità ma pensiamo anche che le risorse sono limitate, che esistono leggi da rispettare, che esistono diritti acquisiti da chi ha lottato e pagato per averli, che non si possa sfamare il mondo per incanto anche se sarebbe bello farlo. Comprendiamo il suo slancio umanitario nei confronti di chi soffre o di chi ha meno ma come può essere che le Sue attenzioni solo di rado siano rivolte ai Suoi connazionali, a coloro i quali Lei rappresenta sullo scranno più alto del Parlamento? Abbiamo sentito di proposte di legge per istituire la giornata nazionale delle vittime dell’immigrazione sulla quale Lei si è particolarmente spesa. A tutti noi dispiace sapere che ci siano delle vittime ma a volte Lei e quelli come Lei Signora non si spingono oltre. Eppure basterebbe poco. Avremmo voluto sentire anche della proposta di legge per istituire la giornata nazionale del disoccupato, dell’esodato, del pensionato che non arriva a metà del mese, del licenziato che fatica a mantenere i propri figli, dell’imprenditore suicida.

E invece no. Niente.

Non capiamo ma ci ostiniamo.

Abbiamo assistito con stupore ai suoi tentativi di sfumare qua e là qualche ricordo del passato sui marmi dell’Eur. Eppure ciò di cui Lei e’ infastidita, grazie al cielo è tutelato dalle leggi dello Stato che, guarda caso, sono uscite proprio da quell’Istituzione che Lei presiede. Non pretendiamo che Lei le conosca tutte a menadito, le Leggi, ma sarebbe bastato poco per evitare un misunderstanding, diciamo così. Allora mi sono venute alla mente quelle immagini di distruzione di opere d’arte da parte di chi non ha rispetto nè per se stesso nè per la storia perchè di quella storia non si considera figlio. Perchè quelle testimonianze non devono più esistere. E ci siamo sforzati, ci creda, di trovare una differenza (beninteso sul solo aspetto di cui Le parlo) tra loro e Lei. Non ci siamo riusciti. Ci siamo quindi convinti che la loro follia iconoclasta sia della stessa natura della Sua, Signora. Comprendiamo che l’ideologia del Ventennio la disturbi un poco, ma la storia è la storia. Chissà cosa accadrebbe se domani mattina, al Suo risveglio, Lei si scoprisse ostile verso la monarchia. Proporrebbe di dare alle fiamme la Reggia di Caserta ? Se ne faccia una ragione.

Continuiamo a non capirLa.

Abbiamo sentito di suoi accorati interventi che spiegavano a noi tutti che chi arriva qui è l’ “avanguardia della modernità” e porta con se il proprio stile di vita, “che sarà lo stile di vita, ben presto, per molti di noi“. E pensi Lei che noi eravamo convinti di vivere nel Paese che è la culla del pensiero moderno, nel Paese di Leonardo, Michelangelo, Manzoni, Verdi, Rossini, Fellini…. e che il nostro stile di vita fosse quello che ci siamo guadagnati con secoli di lotte per la libertà e il benessere, che fosse lo stile di vita europeo, dell’arte, della musica, della cultura europee, di Bach, Mozart, Beethoven, Shakespeare, Kant, Voltaire, Klimt. Grazie per averci aperto gli occhi Signora, non sapevamo di essere così demodè, in fin dei conti a noi piaceva tutto questo sa? Ma ci comprenda, noi non siamo illuminati come Lei dal faro della modernità. A noi che viviamo nell’oscurità continua a piacere il nostro di stile di vita. Nonostante Lei e quelli come Lei.

Eppure Signora Lei è donna di fascino, colta e raffinata. Le basterebbe davvero poco per assicurarsi l’amore dei Suoi sudditi. Per diminuire la distanza tra la politica del palazzo e la gente. Ma forse a Lei tutto questo non interessa molto. Lei è troppo proiettata su altro. Lei è avanti.

Signora la preghiamo, la scongiuriamo. Si dimetta. Se ne vada. Se ne torni a casa a far ciò che faceva prima. Lo faccia con tutta la convinzione e la forza che desidera e di cui è certamente capace ma lo faccia come comune cittadina e non come terza carica dello Stato. A noi non mancherà affatto, ci creda.

A noi, Lei e quelli come Lei non servono. A noi serve invece qualcuno che sedendo dove siede Lei ci dica che possiamo credere in qualcosa e magari che dobbiamo mostrare un poco di amore in più per il nostro Paese e per noi stessi, per il nostro futuro e per il futuro dei nostri figli. Lo so, siamo fuori moda, siamo antichi mentre lei è così moderna. Sa Signora, ogni tanto a noi piace ricordare un motivetto del quale per ora non Le dico il titolo. La lascio indovinare. Le scriveremo solo il primo verso e l’ultimo, per aiutarLa, così forse le viene in mente. Ma poi non si dia troppa pena di ascoltarlo tutto perché musicalmente non è un granchè ed è anche un pò vecchiotto. Come noi.

“Fratelli d’Italia l’Italia s’è desta……… siam pronti alla morte l’Italia chiamò !”

Amen.

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